giovedì 28 aprile 2016

Occhio pigro: con lo sport può curarlo


Chi l'avrebbe detto che la speranza di migliorare la propria vista si potesse affidare anche allo sport. Eppure una ricerca recente condotta dal CNR di Pisa e Claudia Lunghi del Dipartimento di ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, avrebbe dimostrato che la vista di una persona affetta da occhio pigro, può migliorare grazie allo sport.
La ricerca pubblicata su Corrent Biology trae origine da un particolare fenomeno chiamato rivalità binoculare. “Quando i nostri occhi vedono due immagini diverse, il cervello va in confusione e, per uscire dall’empasse, privilegia ora l’uno ora l’altro dei due segnali”, spiega Sale. “Quindi se vengono inviati stimoli contrastanti (per esempio linee orientate in modo diverso) ai due occhi di un soggetto, egli riporterà una continua alternanza delle due immagini, che verranno percepite per una durata temporale che è funzione della forza dell’occhio a cui lo stimolo è presentato”. Tutto ciò per dimostrare che nella patologia conosciuta come occhio pigro o ambliopia l'esercizio fisico esercita benefici scientificamente dimostrabili. Per giungere a questo risultato i ricercatori hanno testato gli effetti di due ore di bendaggio di un occhio su 20 soggetti adulti in due diverse condizioni sperimentali: in una i soggetti stavano seduti durante le due ore di bendaggio e nell’altra pedalavano su una cyclette”, prosegue Lunghi. “I risultati sono sorprendenti: quando i soggetti svolgevano attività motoria gli effetti del bendaggio monoculare sono apparsi molto più marcati, con un notevole potenziamento della risposta agli stimoli presentati all’occhio che era stato chiuso rispetto all’analoga risposta osservata quando erano stati a riposo”.

Questo studio”, concludono i ricercatori, “rappresenta la prima dimostrazione degli effetti dell’attività motoria sulla plasticità del sistema visivo e ci porta a considerare l’esercizio fisico non solo come un’abitudine salutare, ma anche come un aiuto per il cervello a mantenersi giovane”.



Fonte: Ufficio Stampa Cnr

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